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Attività a misura di autismo

Dall'osservazione al progetto: la pluralità degli interventi nell’autismo

Come entrare in relazione, anche terapeutica, con una persona che non usa il tuo stesso modo di comunicare? Come sostenere questa persona nell’affermazione di sé e dei propri desideri? Come aiutarla a stare bene nel contesto di vita in cui si trova? E, parallelamente, come contribuire a far capire a chi abita quel contesto che ci sono diversità che non sono “difetti”, ma “modi di essere”? 

Lo studio delle neurodivergenze ha sì decenni di vita, ma è ancora giovane. Nel lavoro con persone con disturbo dello spettro autistico esistono modelli teorici e prospettive cliniche differenti. Tra questi l’Applied Behavior Analysis (ABA), di matrice comportamentale, e l’approccio Lacaniano (con la pratique-à-plusieurs, la pratica a più), più centrato sulla soggettività della persona. Pur partendo da presupposti diversi, nella pratica quotidiana condividono alcuni elementi fondamentali: l’osservazione attenta e sistematica della persona e la capacità degli operatori di adattare le modalità di intervento per entrare in relazione con l'Ospite.

All’OPSA i Nuclei di riferimento per le persone con disturbo dello spettro autistico sono il 1° SGB Cottolengo e 2° S. Luigi: qui lavorano professionisti che si sono formati in entrambi i metodi citati sopra, con le competenze necessarie per progettare interventi educativi personalizzati e flessibili.

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Obiettivi e benefici

Attraverso progettualità personalizzate, le attività proposte alle persone con disturbo dello spettro autistico possono raggiungere diversi obiettivi:

  • rispetto e promozione della soggettività di ciascuno per favorire l’autodeterminazione e lo sviluppo personale 
  • miglioramento dell’adattamento personale e interpersonale in un’ottica di sviluppo personale ed emozionale 
  • promozione di percorsi di inclusione sociale
  • promozione del benessere materiale e fisico attraverso la risposta quotidiana ai bisogni assistenziali, educativi e clinici