Musicoterapia, l’Orchestra di Cartone in classe per fare musica

5 Giugno, 2026
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Gli Ospiti coinvolti dal progetto di musicoterapia diventano “maestri” degli alunni della scuola
primaria di Bastia: costruendo insieme strumenti con materiali di recupero, nasce un legame
autentico. Un’esperienza diretta di inclusione

Nel mese di maggio 2026 si è concluso il percorso dell’Orchestra di Cartone con la classe 3° B della scuola primaria Battisti – Albanese di Bastia di Rovolon. Il progetto, articolato in quattro incontri, ha coinvolto gli alunni in un’esperienza condivisa con gli Ospiti residenti all’OPSA, che partecipano stabilmente al progetto di musicoterapia dell’Orchestra di Cartone. Gli Ospiti sono stati accompagnati durante l’intero percorso dal sottoscritto, in qualità di musicoterapeuta e coordinatore del progetto, dai volontari che affiancano regolarmente l’Orchestra nel corso dell’anno, e da due religiose che prestano servizio in struttura, la cui presenza ha contribuito a sostenere e facilitare l’esperienza di incontro e collaborazione tra i partecipanti.
Gli Ospiti hanno assunto il ruolo di autentici maestri artigiani, mettendo a disposizione dei bambini le
competenze acquisite negli anni di esperienza all’interno dell’Orchestra. Con pazienza e disponibilità, hanno accompagnato la classe nella costruzione di strumenti musicali, realizzati con materiali di recupero raccolti dagli stessi alunni: vecchi giornali, tappi di bottiglia, bottoni e altri oggetti di scarto.

Ospiti come maestri artigiani

Fin dal primo incontro, i musicisti hanno suscitato curiosità e meraviglia, presentandosi e mostrando gli
strumenti da loro costruiti e utilizzati durante le esibizioni. Incontro dopo incontro, i bambini hanno imparato a conoscerli per nome, si sono confrontati con loro e hanno costruito relazioni autentiche e spontanee. Il nostro Marco, percussionista dell’Orchestra di Cartone, è entrato in modo particolare nel cuore dei bambini.
Con il passare delle settimane è diventato per loro un amico da cercare appena entrava in aula, da salutare con entusiasmo e da cui aspettarsi un sorriso o un abbraccio sincero prima di andare via. Durante il percorso, ogni bambino ha personalizzato il proprio strumento con grande cura e creatività: alcuni hanno utilizzato bottoni, altri piccole pietre, materiali colorati o elementi decorativi di vario tipo. Le insegnanti hanno osservato un livello di coinvolgimento insolito rispetto alle attività ordinarie: gli alunni lavoravano con concentrazione, prendevano decisioni autonome e mostravano soddisfazione per i risultati ottenuti. Lo stupore nel vedere nascere uno strumento musicale funzionante da materiali di scarto era evidente e genuino.

Concerto finale a chiusura del progetto di musicoterapia

I materiali recuperati si sono così trasformati in veri strumenti musicali, destinati non solo a essere costruiti, ma anche a essere suonati pubblicamente. Questo ha conferito un significato concreto e immediatamente percepibile al lavoro manuale svolto durante gli incontri. Il percorso si è concluso con un concerto aperto all’intera comunità scolastica, che ha rappresentato molto più di una performance musicale: è stato la celebrazione di un’esperienza condivisa. Le insegnanti hanno espresso una valutazione molto positiva del progetto, sottolineando due aspetti: l’elevata qualità dell’attenzione degli alunni durante le attività, e la naturalezza con cui si sono sviluppate relazioni significative tra i bambini e
gli Ospiti. Fin dalla fase di progettazione, condivisa con la scuola, uno degli obiettivi principali era
favorire un incontro autentico tra i bambini e le persone con disabilità, creando occasioni concrete di collaborazione e di riconoscimento reciproco. Questa impostazione si è rivelata valida. Quando
una persona con disabilità viene riconosciuta come portatrice di competenze – come costruire uno
strumento e insegnarne l’utilizzo – la relazione si sviluppa spontaneamente su basi diverse. Non sulla
compassione o sulla semplice buona volontà, ma sul riconoscimento del contributo che ciascuno
può offrire. I bambini non hanno avuto bisogno di lezioni teoriche sul significato della diversità e
dell’inclusione: ne hanno fatto esperienza diretta. È probabilmente questo il risultato più importante e duraturo che il progetto ha lasciato in eredità.


Andrea Pomarolli
Musicoterapeuta Area Disabilità

News rielaborata a partire dall’articolo pubblicato nel numero di giugno 2026 de la Provvidenza, disponibile in formato cartaceo negli spazi comuni della Casa 


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