LA PROVVIDENZA – FEBBRAIO 2026

Editoriale
L’11 febbraio la Chiesa celebra la memoria della Madonna di Lourdes alla quale san Giovanni Paolo II, nel 1992, volle associare la Giornata mondiale del Malato. La Giornata 2026 è stata presieduta in maniera solenne dall’inviato pontificio, il card. Michael Czerny, a Chiclayo (Perù), nella diocesi in cui Papa Prevost svolse il suo ministero episcopale. La Giornata mondiale è sempre accompagnata da un messaggio del Papa, quest’anno dal titolo “La compassione del Samaritano: amare portando il dolore dell’altro”. Papa Leone nota come molte persone (familiari, vicini, operatori sanitari), alla pari del samaritano e dell’albergatore della parabola, si attivino nel soccorrere la persona bisognosa aiutandola e curandola. Così evidenzia quanto sia certamente nobile ma soprattutto opportuno, se non necessario, che la compassione (intesa etimologicamente come “partecipazione alla sofferenza dell’altro”) passi da un piano individuale a una dimensione sociale. E proprio l’aspetto sociale della cura alle persone ammalate e fragili, a cui dobbiamo sempre guardare, è oggi serio motivo di riflessione e impegno.
La Chiesa fin dalle origini ebbe chiaro come un preciso indicatore dello sviluppo di una società sia la modalità con cui ci si prende carico della salute degli individui. A tal proposito Papa Leone cita un passo del De mortalitate di san Cipriano (210-258) vescovo di Cartagine, il cui nome è legato alla pandemia che colpì l’impero romano dal 249 al 262: «Questa peste – scrive – che sembra orribile e funesta, mette alla prova la giustizia di ognuno ed esamina i sentimenti del genere umano: se i sani servano i malati, se i parenti amino con rispetto i loro congiunti, se i padroni abbiano compassione dei servi che stanno male, se i medici non abbandonino i malati che chiedono aiuto». Parole fuori tempo? Non proprio: in riferimento all’ultima frase, per esempio, il pensiero corre a regimi che anche oggi, 2026, impediscono ai medici di curare i feriti negli scontri di piazza. Altro che civiltà e giustizia…
La stretta correlazione tra assistenza sanitaria e giustizia civile si fa ancora più esplicita e profonda in san Giovanni Crisostomo (349-407), dottore della Chiesa. Il severo Patriarca di Costantinopoli, dalla predicazione affascinante e infuocata (“crisostomo”, cioè “dalla bocca d’oro”, è il titolo attribuitogli per la sua qualità oratoria) contro i vizi e il lusso dei ricchi e della corte imperiale, ha ispirato una visione dell’assistenza e della cura dei poveri non solamente come un prezioso atto di carità (elemosina), ma come un vero e proprio dovere sociale, in nome della giustizia. La cura del malato, l’assistenza ai cosiddetti “invisibili”, l’inclusione della persona con fragilità sono certamente un dovere del cristiano (sempre il Crisostomo: «L’unico modo per amare veramente Cristo»), ma soprattutto mezzi per correggere ingiustizie strutturali nelle società, oggi come ieri. Ecco allora cosa ci deve rammentare la Giornata del Malato: in un paese civile, le cure sanitarie per tutti, ma soprattutto per i bisognosi, non possono venire elemosinate, né apparire o essere una concessione del potente di turno, ma sono un obbligo morale e sociale. Da portare avanti con precisi impegni e programmi politici e amministrativi, qualificazione del personale e risorse realmente commisurate ai bisogni delle persone.
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